Vista sull’Agriate dal mare, con rilievi rocciosi illuminati dal sole, nuvole e mare in primo piano.
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Nell’Agriate, i rilievi si stagliano sul mare, nella luce del tramonto.

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Olivier GOMEZ

L’Agriate  

Un territorio di macchia desertica

L’Agriate

Tra il sito dell’Ostriconi e il golfo di San Fiurenzu – St Florent, l’Agriate si estende su un territorio in cui la natura è stata dimenticata dall’uomo. Lunghe creste rocciose, distese ricoperte di macchia mediterranea e un litorale quasi intatto compongono questo paesaggio così singolare. Protetto in gran parte dal Conservatoire du Littoral e integrato nel Parco naturale marino di Capicorsu e dell’Agriate – Parco naturale marino del Capo Corso e dell’Agriate, questo sito si scopre a piedi, in barca o lungo i sentieri, in un ambiente rimasto in gran parte incontaminato.

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  • L’Agriate
Come arrivare

Una terra abbandonata alla macchia e al vento

Spesso definito «deserto», l’Agriate non ha tuttavia nulla di un deserto in senso stretto. Questo territorio di circa 15.000 ettari è in realtà un susseguirsi di rilievi, vallate e altipiani ricoperti da una fitta macchia mediterranea. L’unica sabbia che vi si trova è quella delle calette e delle spiagge, che invita al relax e delizia lo sguardo.

Un tempo sfruttato dagli agricoltori e dagli allevatori dei villaggi vicini, è stato a lungo percorso dalle mandrie e coltivato a cereali o a vigneti. Oggi quasi disabitato, l’Agriate offre una sensazione di immensità e di solitudine rara sul litorale corso. Dalle creste, lo sguardo spazia verso il mare e si eleva verso le montagne dell’entroterra, rivelando un territorio in cui la natura ha progressivamente ripreso il sopravvento.

Una costa protetta 

Il litorale dell’Agriate si estende per circa 37 chilometri di costa protetta, costellata da calette rocciose nascoste e da lunghe spiagge sabbiose, diventate mete imperdibili durante la stagione estiva, come Saleccia o il Lotu. Dal 1979, il Conservatoire du Littoral ha acquisito diverse migliaia di ettari per preservare questi paesaggi e garantirne l’evoluzione naturale, lontano dal trambusto del turismo.

Anche le acque che bagnanol’Agriate fanno parte del Parco naturale marino di Capicorsu e dell’Agriate, istituito nel 2016 per proteggere meglio gli ambienti marini e favorire attività quali la pesca artigianale o gli sport acquatici.

Sotto la superficie, praterie di posidonia, piattaforme rocciose e fondali sabbiosi ospitano una grande varietà di specie marine da proteggere.

Un’esperienza a contatto con la natura incontaminata

L’Agriate va scoperta lentamente. I sentieri e le piste che attraversano la macchia conducono a ovili abbandonati e a panorami che hanno come unico limite l’orizzonte. Il silenzio dei paesaggi più inaccessibili, i profumi di cisto, mirto o lentisco accompagnano la camminata lungo il sentiero dei doganieri. Avventurarsi lungo questo percorso significa intraprendere un’ardua esplorazione di tre giorni senza ombra né acqua potabile. Le calette e le spiagge diventano allora delle ricompense da assaporare appieno, in primavera o in autunno.

Più che un semplice luogo, l’Agriate è un territorio in cui si percepisce la forza di un paesaggio rimasto in gran parte intatto e l’importanza di mantenere quell’equilibrio tra scoperta e conservazione, soprattutto nei periodi di forte afflusso turistico.

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