Tre uomini che cantano in una chiesa, davanti a un crocifisso, tra vetrate colorate, candele e raggi di luce che filtrano da una finestra.
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All’interno della chiesa, le voci si levano alla luce delle vetrate colorate. La Paghjella unisce il canto, la gestualità e il patrimonio culturale vivente di Lisula.

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Laurent DEPAEPE

La polifonia, un patrimonio vivente

Quando le voci raccontano di Lisula

Al suono della polifonia

Bastano poche voci per trasformare il silenzio. Senza strumenti, riempiono le volte di una chiesa, attraversano un villaggio. A Lisula e in Balagna, la polifonia è ben più di un’arte vocale: veicola la lingua, le emozioni e la storia di un popolo. È il racconto di una Corsica in movimento, testimone di una cultura che non ci limitiamo a preservare, ma che reinventiamo con audacia attraverso creazioni contemporanee.

Il canto profano Una tradizione tramandata nel corso dei secoli

Trasmessa a lungo oralmente, la polifonia accompagna da secoli i momenti salienti della vita. Unisce le generazioni, preserva la lingua corsa e custodisce una memoria collettiva che si è arricchita di influenze mediterranee e religiose. Minacciata di estinzione a metà del XX secolo, ha conosciuto un nuovo slancio con il movimento del Riacquistu negli anni ’70. Nel 2009, «u cantu in paghjella» è stato inserito dall’UNESCO nella Lista del patrimonio culturale immateriale, riconoscendo così il valore universale di questa tradizione.

U Cantu Sacru Tre voci, un unico respiro

Il canto polifonico si basa su un delicato equilibrio tra tre voci. La seconda porta la melodia, il basso le conferisce profondità, mentre la terza arricchisce l’insieme con le sue armonie. Nessun direttore di coro, nessuna partitura: tutto si basa sull’ascolto, sul respiro, sullo sguardo e sulla complicità tra i cantanti. Questo modo di vibrare all’unisono, in cui ogni voce trova naturalmente il proprio posto, costituisce tutta l’unicità della polifonia corsa.

Dalle volte delle chiese alle feste di paese

La polifonia segue due percorsi strettamente legati tra loro. Il canto sacro accompagna le funzioni, le processioni e le grandi feste religiose. Ogni paese può conservare il proprio “versu”, quel modo peculiare di interpretare i canti tramandati di generazione in generazione, come fa la confraternita di Olmi-Cappella. La polifonia invade anche le chiese, in occasione di concerti organizzati al di fuori delle celebrazioni liturgiche, dove la singolare acustica della pietra e la quiete dei luoghi avvolgono le voci, regalando un’esperienza emozionante.

Cambio di registro con il canto profano, che evoca la lingua, i paesaggi, i sentimenti e i racconti della vita quotidiana. Che risuoni in una chiesa, animi un festival o accompagni uno «chjam’è rispondi», il canto profano porta in sé il segno distintivo della polifonia: la condivisione.

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