Incontro con il Mulino Nannare

All’ingresso del villaggio di Ville di Parasu – Ville di Paraso si erge una sentinella di pietra, un edificio imponente che racchiude in sé la storia della microregione: il Mulino Nannaré. Le sue mura raccontano una Corsica d’altri tempi. Sotto la volta di pietra, l’acqua di un tempo mormora ancora. Il Mulino Nannaré fa vibrare Ville di Parasu come un filo teso tra passato e futuro.

Sott’à a volta di petre, l’acqua d’eri mughja sempre. U Mulinu Nannaré face vibrà E ville cum’è un filu stesu trà passatu è avvene.

Il mulino apparteneva alla famiglia Malaspina, all’epoca molto nota e potente nella microregione. Se si dà credito alle iscrizioni sulle porte in pietra, risalirebbe al 1750 ed è uno dei più grandi della Corsica. Qui si produceva l’olio d’oliva, grazie all’acqua del fiume che scorre ancora sotto l’edificio, anche se con portata un po’ più ridotta rispetto al passato.

Incontro

Un progetto ben ponderato?

Da tempo sognavo di poter condividere la mia cucina in un’atmosfera intima e conviviale. Ho cercato a lungo, insieme ai miei cari e ai miei amici, un luogo adatto a questo sogno e dove fosse possibile esprimere la mia passione. Quando ho saputo dell’esistenza di questo mulino e della sua messa in vendita nel 2017, un caro amico mi ha permesso di visitarlo. Appena varcata la porta principale, il mio cuore ha fatto un balzo ed è stato subito chiarissimo. Quel luogo mi accoglieva. Ho capito subito che l’avrei restaurato con le mie risorse, sia finanziarie che umane. È stato un vero colpo di fulmine tra me, le mura, le pietre e l’anima di quel luogo.

Un mulino d’altri tempi, una tavola e dei padroni di casa di oggi

Ho allestito una sala da pranzo aperta a tutti, pur dando la precedenza agli ospiti che soggiornano qui. Abbiamo ristrutturato alcune parti del mulino, conservandone la struttura, l’anima e lo stile originale, per trasformarlo in una struttura con 4 camere per gli ospiti. Vi ho anche allestito la mia abitazione: è diventata la mia casa, che amo condividere con le persone.

Tra conservazione e ricostruzione, quali strumenti originali sono rimasti oggi?

Ho conservato tutti gli attrezzi legati alla produzione dell’olio d’oliva: ora sono esposti nel cuore del ristorante e nelle camere. Al limite del feticismo, nulla ha lasciato questo Mulino: ciò che gli appartiene è rimasto. I suoi attrezzi, la sua energia, i suoi vari elementi. Il serbatoio d’acqua nel seminterrato si è trasformato in una piscina, ma il suo stile conserva il ricordo dei tempi antichi, agricoli e prosperi…

La gioia della condivisione: far vibrare l’anima del Mulino Nannare

Mi piace vedere gli ospiti sentirsi a casa: lavorare in giardino, avventurarsi tra gli alberi da frutto, soffermarsi sotto le volte per gustare un bicchiere anche quando il ristorante è chiuso. Mi piace che percepiscano la pace e la serenità del luogo. Ovviamente, ciò che mi appaga sia dal punto di vista umano che professionale è quando i miei piatti della cena o della colazione risvegliano negli ospiti un’emozione golosa, un piacere d’infanzia. Sono proprio queste emozioni, questi momenti, a ricordarmi perché faccio questo mestiere.

Ritratto di una donna sorridente in un antico mulino, accanto a una macina di pietra e a un meccanismo di legno, in un interno con pareti in pietra.
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Al Mulinu Nanare, l’incontro si concretizza attraverso i gesti e la memoria del mulino.

Quale promessa è stata fatta al paese in occasione dell'apertura del Mulino?

Spero di continuare a cucinare con la stessa cura e lo stesso amore ciò che servo qui, preparando tutto da sola, con una profonda consapevolezza ecologica. A lungo termine, mi piacerebbe diventare autosufficiente grazie ai sapori del mio orto, delle mie piante aromatiche e dei miei alberi da frutto, che stanno diventando sempre più rigogliosi. Spero di continuare le mie collaborazioni con i produttori della regione, portando al contempo alcuni piccoli tesori dalla mia Italia natale.