Incontro con Marc’Andria Castellani

Cantante e compositore del gruppo Balagna, autore e conduttore radiofonico, Marc’Andria Castellani percorre diverse strade per raccontare la Corsica. Il suo percorso unisce il canto, la creazione contemporanea e quel legame intimo che unisce una lingua, una cultura e la terra che le ispira.

Una voce che racconta, che canta e che trasmette, come un filo teso tra ieri e domani. Incontro con un artigiano della vita.

Attivista culturale, Marc’Andria Castellani fa vibrare l’anima di Lisula. Voce che racconta, penna che trasmette e musicista appassionato, si è posto come missione quella di mantenere viva l’eredità della sua terra di fronte al rischio dell’oblio. Appartenente alla generazione del Riacquistu*, ci racconta il suo percorso, il potere trascendente del canto corso e il suo rifiuto di vedere spegnersi una cultura millenaria.

*Riacquistu – movimento di riappropriazione culturale degli anni ’70

Incontro

Chi è Marc’Andria Castellani?

Senza dubbio, prima di tutto, un attivista culturale. Nutro una passione sconfinata per la mia terra, la sua lingua, la sua storia, la sua cultura e, ovviamente, la sua musica. Oggi sappiamo chiaramente che questo patrimonio è a rischio di estinzione. Cerco, con grande modestia, di impegnarmi affinché continui a vivere.

Dal canto alla scrittura o dalla voce alla penna?

Devo molto a mio fratello maggiore, che ascoltava in continuazione i dischi di gruppi come Canta u populu Corsu, i Muvrini o i Chjami Aghjalesi. Più tardi, nei cabaret, ho potuto osservare musicisti come Cecce Pesce e altri. Mi dicevo che doveva essere meraviglioso saper suonare la chitarra in quel modo. E alla fine, un po’ in ritardo, ho iniziato a provarci pian piano. Le serate studentesche passate a cantare per intere notti hanno fatto da conservatorio.

La musica e il canto sono linguaggi universali?

Si può definire trascendenza: l’arte in sé cristallizza un’emozione, la esprime. C’è poi il potere evocativo della musica, l’universo, i colori, l’atmosfera a cui rimandano certe sonorità. In questo senso, in Corsica disponiamo di un patrimonio tradizionale dalla potenza evocativa travolgente: basta ascoltare una Paghjella per visualizzare le pietre di un villaggio, o sentire i primi versi di «D’Alcudina*» per intravedere le montagne del sud. Inoltre, in modo più diretto,la Corsica è una terra di cultura orale che esprime tutti i momenti della vita attraverso il canto. Questo ci riporta alla vostra domanda: il dolore, a volte l’odio, gridato nei canti funebri (Voceri), la critica dei difetti dell’individuo che talvolta emerge nelle contese oratorie (Chjami è rispondi) o ancora gli attacchi politici delle canzoni elettorali, hanno permesso agli isolani di esprimere attraverso il canto cose che difficilmente potevano esprimere a parole, per di più in una società basata sulla vicinanza…

*(antica canzone in onore del monte Alcudina che domina l’Alta Rocca)

La cultura e gli incontri: le più grandi fonti di ispirazione e creatività

Innanzitutto amo l’arte, la cultura e penso di essere, molto modestamente e nel mio piccolo, una persona creativa. Mi piace raccontare storie, la nostra storia, e adoro comporre melodie; così, una cosa tira l’altra, nascono le canzoni. Partecipare all’avventura del gruppo Balagna e costruire insieme ai miei amici uno stile musicale, un universo tutto nostro, attraverso la condivisione e lo scambio, è una grande ricchezza e un potente motore.

Inoltre, può sembrare un po’ sciocco dirlo, ma sono quasi certo che la creazione si nutra volentieri della sofferenza. Se in Corsica non ci fosse stata questa angoscia di scomparire come sfondo, non credo che ci sarebbe stata una creazione così prolifica negli ultimi cinquant’anni. E per rispondere in modo diretto, direi che la mia principale fonte di ispirazione è il rifiuto di vedere scomparire il popolo corso. Creo perché una cultura che crea è una cultura viva e, se lo fa affrontando le problematiche attuali, è una cultura viva e non folclorizzata.

In onda su RCFM con una rubrica dedicata alla storia: una missione vissuta come un dovere e un puro piacere.

Le trasmissioni «Storia», «Un ghjornu una canzona» e l’universo musicale che abbiamo costruito insieme ai miei amici del gruppo Balagna nascono da un unico elemento: una passione e una curiosità senza limiti per questa terra. Siamo nati dal «Riacquistu» , ovvero dalla riappropriazione di una cultura corsa a lungo messa a tacere. La parola è ricca di significato; con umiltà cerchiamo di comprendere la nostra terra, le sue sofferenze, e di riappropriarci dei fragili tesori che millenni di vita umana hanno fatto nascere e che pochi decenni di eccessi sono bastati a cancellare… E provo un immenso piacere nel farlo.

Marc’Andria Castellani, cantante del gruppo Balagna, con una chitarra e un microfono in mano sul palco, illuminato da una luce calda.
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Sul palco, Marc’Andria Castellani è la voce del gruppo Balagna. Chitarra alla mano, condivide con il pubblico un momento di canto corso.

Una citazione da approfondire?

La mia storia racconta il sogno di un paese da costruire, e dice: Prendi in mano il tuo futuro, non puoi finire così.

La mia storia racconta il sogno di un paese da costruire, e dice: prendi in mano il tuo futuro, non puoi finire così

Marc'Andria

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