Vista dall'alto sul paese di Speloncato, con case antiche, tetti di tegole, chiese, rocce e vegetazione sullo sfondo.
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A Speloncato, i tetti si stringono attorno ai campanili e alle rocce. Il villaggio si adagia sul rilievo, nel cuore di una Balagna minerale e popolata.

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Olivier GOMEZ

Speloncato

Un nido d'aquila sulla valle

Speloncato

Fieramente arroccato sul suo promontorio roccioso, Speluncatu – Speloncato – afferma la propria presenza con le sue facciate alte, i vicoli stretti, le rampe a gradini e i passaggi a volta. Questo assetto urbano compatto, un tempo concepito a scopo difensivo, gli conferisce l’aspetto di una fortezza. Ma l’estensione di Speluncatu va oltre il suo sperone roccioso: i suoi antichi sentieri, i suoi uliveti e i suoi percorsi scendono fino alle rive del Reginu e alle pietre di Giustiniani.

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  • Speloncato
Come arrivare

Architettura e sacro

La geometria del paese stupisce per il suo rigore. Dalle sue alture, come il sito di A Cima, il panorama abbraccia senza ostacoli l’intera valle fino alla costa. Nel cuore di questo intreccio di pietre, la chiesa di Santa Maria Assunta e la confraternita di Sant’Antone Abbate incarnano un patrimonio religioso di grande ricchezza.

La confraternita di Sant’Antone Abbate, sotto l’invocazione della Santa Croce, custodisce con cura un prezioso patrimonio immateriale, perpetuando i canti e le funzioni di un tempo. Grazie alla memoria degli anziani, numerosi canti liturgici e intere funzioni sono stati così salvati dall’oblio: come quella delle Tenebre – di cui esisteva solo la registrazione del Benedictu – che è stata ricostruita. L’edificio conserva inoltre diversi tesori classificati come Monumenti storici, come la statua di Sant’Antonio acquisita nel XVIII secolo.

Il ricordo di Giustiniani

Ai piedi del paese, un sentiero conduce ai resti di Giustiniani, una frazione pastorale ormai silenziosa. Muri a secco, terrazzamenti abbandonati, l’aghje (area di trebbiatura), il mulino e le rovine delle cappelle di San Filippo e Sant’Antonio sono le tracce di un insediamento rurale un tempo molto ben organizzato, prima che gli abitanti si trasferissero nell’attuale villaggio di Speluncatu. A pochi passi da lì sono stati riportati alla luce i resti di bagni e terme romane.

L’itinerario accessibile segue questi percorsi storici tra la cima e la pianura. Più che un semplice campo di pietre segnate dal tempo, Giustiniani testimonia con emozione l’ingegnosità profusa per coltivare e abitare questi luoghi.

Dall'oliveto ai pascoli del Reginu

Questo stretto legame con la pianura continua ancora oggi. Nella località di Reginu, Dominique e David Bichon dell’azienda agricola Olivadia coltivano con cura un vasto uliveto che produce un rinomato olio d’oliva DOP.

Anche l’allevamento mantiene un ruolo di primo piano grazie a Serena Sanna dell’azienda agricola Santa Vena, con sede a Sainte-Hélène, dove il suo gregge di pecore dà vita a un formaggio artigianale dal carattere deciso.

Petra Tafunata – il Buco del Diavolo

Nei pressidi U Speluncatu, una leggenda narra che sia stato il diavolo a creare questa arco naturale. Sorpreso nella sua fucina, avrebbe perforato la roccia con un colpo di martello. Due volte all’anno, intorno all’8 aprile e all’8 settembre, il sole al tramonto attraversa la fessura con precisione chirurgica. Si dice che un giorno un burlone abbia tentato di tappare l’apertura con il suo «pilon» – il mantello da pastore. Nessuno sa che fine abbia fatto.

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